LA PELLE

Con una superficie di circa 2 metri quadrati e un peso di più di 5 chili, la pelle è l’organo più esteso del nostro corpo ed è quello a cui, probabilmente, dedichiamo meno cura e attenzione (eccezion fatta per alcune ristrette aree).

La pelle ha l’importantissimo compito di rivestire il nostro organismo, proteggendolo da disidratazione, lesioni e sbalzi termici.

La pelle è il nostro biglietto da visita con cui ci presentiamo al mondo. Essa infatti dice molto di noi: parla della nostra etnia, dice che professione svolgiamo, se stiamo bene fisicamente e psicologicamente. È un libro aperto sul nostro stato d’animo e sui nostri problemi di salute; e qualsiasi sensazione intensa, che sia negativa o positiva, può manifestarsi attraverso la pelle.

L’epidermide è un tessuto di confine, che ci unisce e ci separa dal resto del mondo. Diventiamo consapevoli della sua presenza sia quando desideriamo un contatto fisico, sia quando ne siamo infastiditi.

La pelle è dunque il limite esterno del Sé e, al contempo, è uno strumento di percezione e comunicazione: attraverso l’epidermide, lo strato più superficiale della pelle, il nostro organismo sente, accoglie, sperimenta, entra in contatto con l’altro e con l’ambiente circostante; ma attraverso di essa il nostro organismo esprime anche emozioni ed affettività, in uno scambio con la realtà esterna costante ed irrinunciabile.

La pelle, quindi, riesce a svolgere perfettamente e contemporaneamente più ruoli, molti dei quali sono fondamentali per la nostra salute e il nostro benessere:

  • Regolazione della temperatura: la pelle suda per raffreddare il corpo e contrae il sistema vascolare nel derma per conservare il calore.
  • Controllo delle sensazioni: le terminazioni nervose della pelle la rendono sensibile a pressione, vibrazione, tocco, dolore e temperatura.
  • Rigenerazione: la pelle è in grado di guarire e proteggere le ferite.
  • La pelle svolge anche un importante ruolo psicologico: poiché è l’indicatore più visibile della nostra salute, la condizione della nostra pelle influisce su come ci sentiamo con noi stessi e su come gli altri ci vedono; quando la pelle è sana e senza problemi, riesce a svolgere meglio la sua funzione e noi ci sentiamo più a nostro agio e abbiamo maggiore fiducia.

 

L’IMPORTANZA DELLA MEMORIA DERMICA

Nel nostro essere esiste una memoria antica, precedente a quella cerebrale: la memoria dermica.

Fin dai primi istanti dopo la nascita, le modalità attraverso cui il neonato viene tenuto, carezzato, massaggiato, ed anche l’intensità percepita del tocco, la sua durata e la sua qualità tracciano una memoria somatica indelebile e strutturano un linguaggio emozionale profondo, assolutamente personale.

Se il corpo del neonato viene coccolato e massaggiato, il bimbo, crescendo, imparerà istintivamente a riconoscere la propria fisicità e a darle valore. Se viene accolto e amato, egli si permetterà di accogliere e amare se stesso. Se le sue emozioni negative (pianto, dolore, rabbia) ricevono ascolto, venendo cullato o carezzato, egli si permetterà di ascoltarle senza reprimerle.

Possiamo intuire, pertanto, che il corpo è la rappresentazione della nostra storia e porta su di sé tracce del passato e dei vissuti trascorsi.

Un po’ come una cartina geografica, la pelle che copre il corpo ci indica dove sono localizzate le esperienze e quali le emozioni ad esse associate: è una vera e propria memoria profonda.

 


IL MASSAGGIO

Volendo parlare del Massaggio, una breve premessa sulla pelle era doverosa per comprendere perché, a mio avviso, il massaggio dovrebbe essere una pratica accessoria a qualsiasi percorso di crescita personale e uno strumento che ognuno di noi dovrebbe utilizzare. Un ulteriore incentivo a questo ci viene dall’esempio delle tradizioni dei popoli orientali, dove la pratica del massaggio è basata su rituali che hanno secoli di storia.

Io faccio il massaggiatore da parecchi anni e, nel tempo, ho riscontrato che poche volte le persone vengono a ricevere un massaggio con regolarità, mostrando di ignorare che, come per ogni tipo di pratica o terapia, è difficile riscontrare benefici duraturi se non c’è una continuità.

Ma qual è la ragione per cui le persone sembrano poco abituate a farsi massaggiare?

Come altre volte, qui posso esprimermi solo in base alla mia esperienza personale.

Le persone ricercano il massaggio per ragioni abbastanza comuni: perché lo prescrive il fisioterapista o l’osteopata; perché lo consiglia lo psicologo; perché vivono un periodo di forte stress; per stati di insonnia; per mal di schiena o dolori fisici. Nel tempo, tuttavia, ho riscontrato che le persone manifestano principalmente un bisogno di attenzioni e di cura.

Avendo intuito questo, alle volte ne ho chiesto conferma e molte persone hanno riconosciuto che in realtà avevano bisogno di sentirsi coccolate e avevano bisogno di ritagliarsi un proprio momento, nel quale affidarsi ad una persona che si prendesse cura di loro.

Io utilizzo varie tecniche per fare i trattamenti di massaggio e le uso in base alle caratteristiche della persona e in base alle richieste che mi vengono fatte. Tuttavia mi rendo sempre più conto che è il tocco e il contatto ciò che le persone apprezzano di più e da cui traggono maggior beneficio.

Ho avuto modo di dire più volte che ogni tipo di percorso, o di esperienza, sono per me un’opportunità per fare un “viaggio appassionante”. Infatti durante il “viaggio”, che è sempre un percorso di conoscenza di sé, ad ogni passo si scoprono cose nuove che ci riguardano e spesso emergono aspetti nuovi ed inaspettati, a volte sorprendenti. Già fare nuove scoperte lo considero così avvincente, che solo per esse ritengo valga la pena iniziare qualsiasi percorso, a cui ci si senta portati o di cui si senta il bisogno.

Accade spesso, poi, che al termine del “viaggio” si scopre di essere una persona nuova o, quantomeno, diversa da come pensavamo di essere. Non a caso uso qui il verbo “pensare”, poiché molto spesso noi crediamo (o qualcuno ci ha fatto credere) di essere un certo tipo di persona, quando invece, dopo nuove esperienze e nuovi percorsi, capiamo di essere assai diversi.

COME APPROCCIARSI AD UN MASSAGGIO

Per vivere al meglio un massaggio ritengo necessari alcuni elementi:

FIDUCIA.

La fiducia è importante perché puoi permetterti di abbandonare ogni difesa. Il primo effetto benefico e tangibile della fiducia è che fisicamente, a livello muscolare, permetti al massaggiatore di lavorare liberamente e in profondità.

Quando ti affidi, puoi dedicarti a “sentire e percepire”, perché non sei impegnato a controllare.

Quando sei nella fiducia e in un ambiente dove ti senti a tuo agio, metà del lavoro è già fatto.

DISPONIBILITÀ.

Un altro aspetto basilare per ottenere il massimo da un massaggio è rendersi disponibili al “sentire”. Con questo termine intendo il saper cogliere e il lasciarsi andare al flusso di emozioni e sensazioni, qualsiasi esse siano, che emergono durante il trattamento. Esse vanno accolte senza darne una definizione e, soprattutto, senza formulare dei giudizi, cosicché le emozioni e le sensazioni non siano etichettate come negative o positive.

Abbiamo detto sopra quanto importante sia la pelle e come la nostra storia emotiva sia in qualche modo “scritta” sul nostro corpo: quando si riceve un massaggio è saggio ascoltare il tocco del massaggiatore sul nostro fisico. Questo ascolto neutro e senza giudizio, quasi fosse “l’osservazione del testimone” che osserva senza farsi coinvolgere, consente di non perdere quanto emerge e, nel contempo, consente alla mente di stare impegnata.

Per sua natura, la mente rimane sempre attiva e impegnata in qualche modo. Per portare l’attenzione della mente sul corpo, si attua una sorta di trabocchetto: la si impegna su ciò che si sta facendo in quel momento. Lo si può fare ponendo attenzione al respiro, quando si pratica yoga o altre attività fisiche; lo si può fare mentre si svolgono attività manuali. Nel caso del massaggio, si richiama la mente sulle sensazioni che il tocco fa emergere: in questo modo il massaggio diventa un momento meditativo.

NON ASPETTATIVA.

Quando non si hanno aspettative, si rimane aperti al tutto e si vive il momento senza un obiettivo (necessario solo nel caso in cui il massaggio debba assumere caratteristiche più mediche). Infatti, quando viene prefissata una mèta, è come se camminassimo con lo sguardo puntato al risultato che vogliamo ottenere. Camminare con uno scopo preciso rischia di farci trascurare tutte quelle sensazioni ed emozioni, che spesso si presentano come piccole sfumature, ma che a volte possono essere molto preziose per il percorso di crescita personale.

Ritengo che il modo migliore per ricevere i maggiori benefici da un massaggio sia quello di prendersi tutto il tempo necessario, e anche di più. Quando si prende un appuntamento per un massaggio, è utile farlo in un giorno e ad un orario in cui non abbiamo fretta per impegni successivi. In questo modo non avremo il timore di fare tardi e potremo vivere pienamente il momento senza preoccupazioni. Così, oltretutto, non verremo catapultati da una dimensione all’altra e potremo dedicarci completamente a noi stessi.

Altrettanto importante è scegliere un massaggiatore di fiducia, poiché la fiducia è fondamentale. Lo ripeto spesso che serve fiducia, perché credo profondamente che essa sia l’ingrediente principe per ogni tipo di lavoro interiore.

Con un approccio libero da preoccupazioni e profondamente fiducioso, si possono percepire molte cose: sensazioni di piacere, sensazioni di disagio, momenti di rabbia, lontani ricordi che riaffiorano, intuizioni; si possono manifestare lacrime, risate, un sorriso, il sonno … Le reazioni sono sempre soggettive e possono variare di volta in volta.

Con tutto questo non intendo dire che il massaggio deve essere vissuto come un momento di “serio e duro” lavoro interiore. Viverlo con leggerezza è importante, ma ancor di più è importante viverlo come un’opportunità, predisponendosi ad accogliere quello che eventualmente ne scaturisce.

Disponibilità e accoglienza danno modo di non sprecare questa preziosa occasione di crescita interiore, vissuta con rilassatezza e senza tensione.

Ci sono, infine, altri due aspetti che secondo me sono determinanti per la buona riuscita di un massaggio e che necessariamente non devono essere trascurati o sminuiti:

IL RILASSAMENTO FINALE.

È il momento che io considero il più importante del massaggio, come di qualsiasi altro trattamento.

Durante un massaggio si smuovono parecchie cose, sia sul piano fisico che sul piano psichico.

Il momento di quiete finale consente di placare tutto ciò che si è messo in movimento a livello fisico e permette di andare ancora più in profondità a livello emotivo, consentendo di “vedere” con più chiarezza. Possono manifestarsi delle intuizioni in merito alla nostra vita o in merito all’esigenza di una vita più consapevole e sana per noi.

LA DOCCIA FINALE.

La doccia è sempre necessaria per i trattamenti che faccio, perché utilizzo olio da massaggi, integrandolo talvolta con una radice polverizzata, il Calamus. La doccia serve, sì, per ripulire il corpo e lavare via le tossine affiorate sulla pelle, anche attraverso il sudore; ma essa è principalmente una “coccola” ulteriore che ci si concede come momento finale e completamento di quel tempo che abbiamo dedicato al nostro benessere.